Gas e Acqua: proteggere le reti per aumentarne il valore

Intervista ad Antonio Gravina, Presidente APCE – Associazione per la protezione delle corrosioni elettrolitiche

Presidente Gravina, il settore gas è in continua evoluzione, con ampie opportunità di sviluppo su più fronti in termini di valorizzazione delle infrastrutture esistenti. In questo scenario APCE rappresenta un punto di riferimento a livello nazionale per quanto concerne una corretta protezione delle reti. Quali sono le sfide che l’associazione si trova oggi ad affrontare?

La risposta è complessa come il contesto in cui ci muoviamo, contrassegnato da una transizione energetica in atto che impatta sulle realtà industriali e civili del nostro Paese. La prima considerazione è la seguente: seppure siano in corso avanzati studi mirati alla possibilità che gli asset esistenti possano trasportare e distribuire nuove molecole, l’approccio all’utilizzo di nuovi combustibili deve necessariamente essere realistico e non scollegato da esigenze industriali e di mercato che in alcuni casi impongono una riconversione graduale. Pensiamo all’idrogeno, per esempio, oggi considerata la molecola più sostenibile ma pure una delle più complesse da gestire dal punto di vista tecnico. Per quanto riguarda il settore della protezione elettrica e catodica, gli operatori, molti dei quali membri della nostra associazione, sono peraltro ben consapevoli della necessità di pensare al futuro, al trasporto e alla distribuzione di nuovi combustibili. Stanno lavorando e investendo in modo significativo in ricerca, per capire se le soluzioni adottate finora per la protezione degli asset legati al metano, possano trasportare nuovi combustibili.

L’ambito legato allo sviluppo delle Smart Grid del gas e quindi alla digitalizzazione degli asset, come si affianca a quello della protezione catodica? Come diventa parte integrante del processo?

Si tratta di un percorso già avviato da tempo su due macroaree: da un lato comprende il monitoraggio e la gestione delle reti per il trasporto del combustibile, dall’altro il controllo degli asset che include le apparecchiature e i dispositivi dedicati alla protezione elettrica e catodica delle condotte. Snam Rete Gas, l’azienda per cui opero, ha già una buona familiarità con i sistemi di monitoraggio, con risvolti molto positivi, per esempio, in termini predittivi e di tempestività degli interventi sulla rete. L’affiancamento alla protezione catodica ha dunque una strada ben definita con l’obiettivo di rendere sempre più affidabili sistemi complessi come quelli da noi gestiti. Un punto di miglioramento può esser individuato nelle apparecchiature, che spesso pur mostrando risultati soddisfacenti in laboratorio, sul campo presentano risposte meno affidabili, dovute a fattori climatici, ambientali o ad altre numerose variabili. Stiamo dunque cercando di capire come migliorarne l’efficienza. Tuttavia, la direzione è chiara e la strategia è quella giusta.

Si tratta di una cultura acquisita dai grandi player e dalle società di distribuzione di medie dimensioni? APCE ha e avrà un ruolo importante per ridurre eventuali asimmetrie.

È un ruolo che ci viene riconosciuto, e ci prendiamo volentieri questa responsabilità. APCE mette in contatto realtà diverse per dimensioni, territori e organizzazione, creando sinergie per raggiungere obiettivi comuni; in particolare per far comprendere alle utility territoriali quali siano i benefici a medio e lungo termine degli investimenti relativi alla protezione catodica. Sistemi che rappresentano un valore aggiunto in termini, per esempio, di predizione dei guasti e di estensione della durata degli asset, con evidenti vantaggi a lungo termine. Da questo punto di vista il dialogo tra i vari attori è fondamentale, come lo scambio di analisi costi/benefici.

 

Un ruolo fondamentale è quello rappresentato dai produttori di tecnologie, in grado di portare sviluppo e innovazione al mercato. Anche su questo punto APCE può giocare un ruolo centrale, posizionandosi come hub, come punto d’incontro tra ricerca, player tecnologici, utility e regolatore.

L’associazione presenta un livello di competenze altissimo, che arriva dai nostri esperti e formatori – tra cui per esempio esponenti di rilievo del Politecnico di Milano – e naturalmente dalle imprese che rendono estremamente vivace l’attività di APCE. Le tematiche che tocchiamo necessitano di continuo aggiornamento e, seppur mature come nel settore gas, sono oggi declinate su infrastrutture che richiedono maggior attenzione e “cultura” come quelle relative all’idrico, ai porti e alle reti stradali. Molte aziende associate sono disposte a condividere best practice, ricerca, novità tecnologiche e a confrontarsi al tempo stesso su aggiornamenti normativi e regolatori. Inoltre, una serie di consulenti con specializzazioni verticali – protezione elettrica e catodica, rivestimenti e protezione passiva delle condotte – godono di un rapporto di fiducia con tutti i nostri Soci. Anche per questo oggi APCE è un riferimento e molti soggetti tra imprese, professionisti e utility stanno entrando a far parte di questa famiglia. La valorizzazione degli aspetti culturali e tecnici mediante formazione di altissimo livello, lo scambio di pareri e buone pratiche, il consolidamento di una rete, sono senz’altro il nostro valore aggiunto.

Il tema formazione e della crescita di competenze è sempre più decisivo, soprattutto a fronte della rapida introduzione d’innovazione su infrastrutture complesse.

È così, formazione che riguarda aspetti regolatori e tecnici, che si apre a temi legati alla sostenibilità e ai forti cambiamenti in atto anche in termini socio-politici. Per questo la nostra è una formazione progressiva che va al di là di regole e obblighi, ma che deve necessariamente avere un occhio di riguardo per la valorizzazione di asset strategici per il Paese. Migliorare le competenze e migliorare le personali ambizioni professionali all’interno della propria azienda, secondo un percorso di crescita concreta, è altro aspetto fondamentale che entra direttamente nella vita delle singole persone. Formazione che richiede pensiero e cura anche nelle metodologie di erogazione e che per APCE si divide in due filoni principali: il primo riguarda una formazione continua, definita “standard”, che si concentra sulle normative e sugli aspetti tecnici che la protezione catodica richiede per essere abilitati a operare all’interno di un’azienda. Il secondo riguarda l’aggiornamento costante allineato alle normative esistenti di ordine nazionale ed europeo. Le nostre giornate studio sono inoltre aperte a tutti gli operatori, toccano diversi aspetti, compreso le necessità formative che si evolvono di continuo. Siamo dunque riconosciuti, da operatori e istituzioni, compresa ARERA, come player di riferimento per il settore.

I temi della sostenibilità, il concetto etico di preservare le infrastrutture esistenti, assumono una rilevanza centrale soprattutto quando si parla di scarsità della risorsa e di sicurezza, in riferimento dunque ad acqua, gas, opere in calcestruzzo, ponti, porti. Segmenti su cui APCE sta lavorando per sensibilizzare gli operatori attraverso dati concreti e buone pratiche esemplificative.

Il concetto di sostenibilità nel nostro caso viene declinato in un contesto specifico. Naturalmente nel settore degli idrocarburi la sicurezza è il tema fondamentale, legato tanto alla protezione delle persone quanto alla sicurezza industriale e ambientale. Il che impone regole precise che, di fatto, costringono i player del settore ad adottare determinati sistemi per la protezione catodica ed elettrica degli asset, attraverso tecnologie essenziali per evitare danni alle tubazioni, con conseguenze che possiamo immaginare.

Ma credo serva oggi fare un passo in avanti, un salto culturale. Se una tubazione si rompe, non solo si causa un danno immediato, ma si perde qualcosa di più profondo, come la qualità e l’etica del servizio che offriamo. Se mettiamo in relazione un bene prezioso come l’acqua ai cambiamenti climatici in atto comprendiamo immediatamente che la considerazione va su due livelli: non diamo un servizio adeguato alla cittadinanza e al tempo stesso non creiamo una cultura della conservazione di un bene prezioso. Conosciamo bene la situazione del sistema di distribuzione idrico, con infrastrutture che presentano problematiche evidenti. Per questo è urgente integrare il concetto di protezione catodica ed elettrica delle tubazioni, non solo come una misura di sicurezza, ma come un imperativo etico, economico e di garanzia di un servizio fondamentale. Investimenti adeguati porterebbero ad un allungamento della vita utile degli asset, riducendo la necessità di interventi manutentivi e potenziando la manutenzione predittiva. Usciremmo dalla logica di azione correttiva monitorando la vita delle infrastrutture con tecnologie intelligenti.

Quando parliamo di sostenibilità dobbiamo fare sempre riferimento ai tre pilastri: ambientale, sociale ed economica.

Tecnologie avanzate, Smart Grid anche per il settore idrico rispondono a questi tre pilastri. Nuova cultura che siamo certi sia patrimonio anche del regolatore che troverà i giusti meccanismi per intervenire su un aspetto che sta diventando vitale per tutelare l’integrità delle reti idriche. Per quanto concerne APCE lavoreremo con alcuni gestori del servizio per fornire analisi sempre più dettagliate su sostenibilità e costi/benefici della protezione catodica nell’idrico. Siamo già riferimento di ARERA per il gas, sarà naturale consolidare il rapporto anche per quanto riguarda l’acqua.

Lo stesso andrà fatto per le infrastrutture in calcestruzzo a contatto con l’ambiente, per proteggerle dai fenomeni di corrosione e aumentarne la durata. Possiamo mettere a disposizione le nostre competenze su più settori e con un approccio multidisciplinare.

Per questo la prima giornata studio del 2025 sarà dedicata al settore idrico, dove inviteremo rappresentanti dell’intera filiera per aprire un confronto costruttivo sui singoli aspetti, compresi quelli relativi alla regolazione, e dei costi da trasformare in investimenti.

Lo stress sui costi a carico dei diversi player può esser superato dalla fornitura di dati certi che dimostrino sostenibilità economica e quindi convenienza ad adottare pratiche virtuose.

Esatto, questo è il punto, questo è l’approccio di APCE: avvalersi delle conoscenze di esperti provenienti da università, imprese e utility perché si dia dimostrazione pratica non solo della necessità ma della convenienza di inserire tecnologie per la protezione catodica anche nel settore idrico. Il Politecnico di Milano, le Università di Padova, Genova, Napoli; gestori idrici del mezzogiorno con cui stiamo facendo sperimentazioni in collaborazione con utility dove questi processi si sono già avviati. È questo lavoro in rete che ci contraddistingue e che ci ha portato nel tempo a introdurre tecnologie anche digitali in grado di fornire soluzioni sempre più integrate e per questo più efficaci e sostenibili; orientate a manutenzione predittiva, analisi dei dati storici e d’impatto sulla vita utile degli asset.

L’esperienza costruita nel tempo nel settore gas ci sarà molto utile anche per quello idrico, investimenti in conoscenza che avranno impatti immediati sugli aspetti economici della gestione di asset strategici. La redazione di studi che possano supportarci nel dialogo con i player sarà sempre più puntuale, e ci auspichiamo quanto prima l’apertura di tavoli tecnici con il regolatore.

APCE da questo punto di vista diventa driver di sviluppo per i suoi associati, non solo un luogo formativo. È d’accordo?

Per noi è estremamente importante creare rete, far comprendere che ogni aspetto, anche quello più attinente ai processi di business, può esser favorito dalla condivisione di alcuni principi e azioni. Questo approccio è già patrimonio di APCE. Per esempio, alcuni dei nostri soci periodicamente durante l’anno, mettono a disposizione le loro sedi per fare formazione, con la presenza anche di aziende competitor. Hanno compreso che il confronto favorisce un salto di qualità. Associarsi ad APCE consente sicuramente di rimanere informati e aggiornati sul settore ma crea anche condizioni di maggior comprensione del mercato e quindi di business.

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